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giovedì 1 novembre 2018

Discorsi Fannibaleschi - La simbologia del cervo

Salve a tutti, cari coronati fratelli Fannibals. Siamo qui per presentarvi una nuova rubrica dedicata a noi italiani, visto che è un po’ triste e riduttivo che questo blog gestito da artisti italici sia praticamente tutto scritto in inglese. ;) Questa è la quarta puntata di una “rubrica” che, se avrà successo, potrebbe ottenere un discreto numero di seguaci: si tratta di semplici (ma non troppo) “discussioni” in cui approfondiremo uno o più aspetti della serie tv Hannibal, toccando anche i libri, i film e la cultura popolare. Senza altri indugi, iniziamo subito!

Emanuela Pegurri, copywriter, web editor e Fannibal,& Furiarossa, artista, scrittrice nel gruppo dei Cactus di Fuoco e fondatrice di "Another Hannibal Artblog" presentano:

Discorsi Fannibaleschi#5
La simbologia del cervo


F. Cominciamo con una premessa: il cervo con il suo simbolismo permea la serie da cima a fondo e crea parte della sua irreplicabile atmosfera. Compare nei sogni, compare nei crimini, compare nell'arredamento, è persino importante al livello di trama. Proprio in virtù di questo, l'animale è divenuto una sorta di "logo" per la serie, tanto che viene utilizzato per riassumerla e rappresentarla: il profilo del cervo, i palchi (spesso insanguinati), gli zoccoli, sono cose che si possono spesso scorgere nelle fanart di Hannibal e nei poster ufficiale. Ma come mai è stata fatta questa scelta? Cosa significa davvero il cervo (e i suoi mutamenti) all'interno della serie? Storicamente il cervo è sempre stato un simbolo fortemente religioso, non importa di quale culto stiamo parlando: pagani, ebrei, cattolici, indù, religioni nordiche, tutte hanno in comune il cervo come tramite divino. In Hannibal spesso questa tendenza viene stravolta e il cervo è visto come una sorta di "tramite diabolico" (ricordiamo, Hannibal Lecter stesso è una sorta di Lucifero...). Come mai? E poi... com'è che funziona così bene in un ruolo non suo?



E. La prima volta che ho visto la serie sono rimasta stupita che il cervo - da sempre animale con una forte valenza suggestiva positiva - sia stato interpretato come simbolo negativo. Certo, non dimentichiamoci che il cervo in Hannibal è in realtà un immaginario ravenstag, cioè un cervo con il piumaggio di un corvo e altrettanto nero. Il ravenstag è frutto delle allucinazioni di Will e quando si parla di Will bisogna prenderla alla larga perché, come sappiamo, il ragazzo ha più immaginazione di Walt Disney. Ogni volta che il Male arriva o ha già fatto il suo corso, ecco che appare il ravenstag, che si alterna con il Wendigo, di cui abbiamo già precedentemente parlato qui nel blog. Ho una mia teoria sul perché sia stato utilizzato proprio un cervo: Bryan Fuller è un simpatico iconoclasta e ha voluto ribaltare la simbologia classica del cervo come animale buono e divino trasformandolo in un emblema maligno con un tocco surreale e raccapricciante. Ho memoria del cervo di carne che nella Cappella Palatina di Palermo avanza inesorabile verso un attonito e terrorizzato Will, per me una delle immagini più impressionanti e grottesche dell’intera serie. Hannibal ha nel suo studio una splendida piccola statua di un cervo e, guarda un po’, in “Fromage” la utilizza per finire il suo avversario Tobias Budge. Inoltre credo che il cervo e in particolare i suoi palchi rappresentino il mutare e il divenire di una nuova coscienza per Will: in un suo incubo dei palchi gli spuntano sulla schiena e in un altro incubo gli stessi palchi crescono sulla sua testa mentre lui ha il visto sporco di sangue e grida atterrito. Che dire? Addio Bambi, benvenuto ravenstag.

F. Il connubio corvo/cervo mi ricorda istintivamente un altro "cervide" tutt'altro che associato al bene. Nell'ars goetia (conosciuta anche come goezia, la pratica dell'evocazione dei demoni) è conosciuta una creatura, o meglio un demone chiamata "Furfur". Questo essere, un cervo alato (ecco perché il Ravenstag me lo ricorda) è capace di creare lampi, fulmini e tempeste, ma soprattutto è il possessore di una sapienza sconfinata, tanto che viene evocato proprio per rispondere alle domande del mago... tuttavia è anche un gran bugiardo, per cui bisogna eseguire un particolare rituale al fine di farlo rispondere correttamente. Un'altra cosa interessante di questa creatura è la sua capacità di creare l'amore. Si, esatto, un demone capace di plasmare una cosa così terribilmente pura e rara, capace di fare ciò che non sanno fare neppure gli angeli.
Il Furfur può anche assumere una forma umanoide... un po' come il ravenstag sostituito dal Wendigo.
È un'eccezione lampante alla regola del cervo rappresentato come figura positiva e addirittura "nemica" del serpente.
Bryan Fuller non ha mai neppure citato i demoni della goezia, il che mi porta a pensare che in realtà non sia mai stato ispirato da essi, eppure per una sorta di convergenza evolutiva queste figure (il Furfur e il Ravenstag) si somigliano.

E. Ma forse Bryan - che sappiamo essere un uomo di buona cultura - ha scoperto il Furfur e gli ha dato vita, plasmandolo con la sua sempre personale visione. Il Furfur è un conte, proprio come Hannibal (lo sono il padre e lo zio, che nella serie avrebbe dovuto essere impersonato dal grande David Bowie) e sappiamo che il ravenstag-Furfur è frutto della potente immaginazione di Will e rappresentazione del Male assoluto, della forza demoniaca che trascina il volere di Hannibal e, in certi momenti, anche la sete di vendetta di Will. Per restare in tema con l’opera demonologica Ars Goetia, ricordo che anche il corvo rappresenta una delle figure sataniche, ed esattamente il trentanovesimo demone di nome Malphas. È interessante capire come il ravenstag sia la prima rappresentazione satanica della serie. Già dal primo episodio, "Apéritif“, vediamo palchi di cervo ovunque ci siano omicidi e proprio Will anticipa la sua prima visione del ravenstag.

F. Hmm, proprio non sapevo dell'esistenza di Malphas! Prendo nota e mi informerò al più presto, visto che la mitologia e i demoni sono parte integrante del mio universo scritto e a fumetti ;). Ma non divagherò troppo... un demone-corvo! Non posso fare a meno di immaginare una sorta di fusione fra i due. Così come non posso fare a meno di pensare, a questo punto, che Hannibal sia il cervo e Will il corvo.
Il cervo è un animale nobile e possente, elegante nella camminata e persino il colore del suo manto ricorda quello dei capelli di Hannibal: solitamente i cervi hanno il pelo di colore marrone, più o meno scuro, che può virare fino al grigio, con maculature di diversa natura. Tuttavia il cervo, erbivoro e teoricamente pacifico, nasconde un lato oscuro: non sono inauditi i casi in cui questi animali sono stati visti cibarsi di carne, sia viva che morta. Gli alci mangiano uova, i cervi dalla coda bianca predano addirittura i pulcini nei nidi per ottenere proteine e, ancora più importante, calcio. Inoltre alcuni cervi, in particolar modo i maschi, sanno essere terribilmente aggressivi e uccidere a sangue freddo animali o persino persone che entrano nel loro territorio. Dunque erbivori, pacifici ed eleganti, ma che nascondono un lato insospettabile!
Quanto al corvo, la sua somiglianza con Will è palese: un uccello intelligentissimo, se non il più intelligente di tutti, con piume nere come il carbone (come i capelli del nostro detective preferito) e che viene spesso associato alla capacità di prevedere il futuro o comunque a poteri percettivi sovrannaturali.
Che il ravenstag sia, anche, una rappresentazione visiva della fusione delle due nature "animalesche" dei protagonisti?

E. È probabile, visto anche il susseguirsi degli eventi nella serie, che il ravenstag rappresenti nell’insieme Hannibal e Will. In certi istanti Will sembra trasformarsi in un cervo, ma di fatto ricordiamoci che il ravenstag presenta una parte di piumaggio del corvo ed è a tutti gli effetti frutto solo della fantasia del nostro caro Will. Ed è proprio di questo aspetto che vorrei parlare ora: l’incredibile immaginazione di Will, tanto empatico da visualizzare e creare un animale che racchiude le angosce del suo primo caso, quello che coinvolge il serial killer Garret Jacob Hobbs alias ”L'averla del Minnesota”, abile cacciatore di cervi e abituato a fare a pezzi le sue vittime in una baita piena zeppa di corna di cervo.
Una delle vittime, Cassie Boyle - ma che sappiamo assassinata da Hannibal - viene presentata trafitta su corna di cervo, con i corvi che banchettano sul suo cadavere. L’immagine è di certo impressionante e Will la osserva incuriosito. Dà subito a Jack la sua opinione professionale, ma se ne va senza fermarsi, come se quella violenza si fosse già interiorizzata in lui. Ed è così: le visioni del ravenstag si presentano, iniziano a far parte della sua esistenza, lo affliggono e lo incatenano. Il cervo nero lo fissa, lo segue e lo accompagna. È sempre accanto a Will, come uno spirito guida che lo conduce nel buio della sua anima. Se la morte di Cassie Boyle è il primo dono di Hannibal a Will, la sua sfida e il suo primo importante atto d’amore verso l’agente per lui molto speciale dell’FBI, il ravenstag è l’esemplificazione visionaria di quel gesto, una sorta di estensione della mente che già qualifica il cervo Hannibal e il corvo Will.

F. Già che hai parlato di Garret Jacob Hobbs, mi è sovvenuta una cosa interessante: nel primo episodio, quando per la primissima volta il cervo e la sua simbologia entrano nella serie esse non sono completamente negative... o almeno vengono presentate in modo da non sembrarlo.
Garret riempie con il velluto dei palchi (per chi non lo sapesse, si tratta del tessuto riccamente vascolarizzato e rivestito esternamente da una morbida peluria che ricopre le corna dei cervi quando queste sono in crescita) le ferite della sua vittima, come sperando di poter "riparare" il danno che ha fatto uccidendola. È una cosa strana (e chiaramente da psicopatico), ma ci mette immediatamente davanti al fatto che il cervo è anche un simbolo di guarigione... e di rinnovamento. Dopotutto le sue corna cadono e ricrescono ogni anno e ogni anno sono più grandi, più ampie, più forti!
Dunque, come hai detto, il cervo (anzi, il ravenstag) è a suo modo un simbolo d'amore, ma anche di cambiamento, di guarigione e di... miglioramento.

E. Certo, e credo sia anche per questo che il ravenstag diventa il simbolo della trasformazione di Will e non rappresenta solo la sua iniziale allucinazione. Il graduale cambiamento di Will non è, appunto, solo negativo: ricordiamoci sempre che, come Hannibal, anche la sua anima è composta di forti luci e altrettante ombre. Will è intelligente da comprendere e accettare queste visioni del ravenstag tanto da trarne inconsciamente conforto. A riguardo, per me una delle scene migliori è in “Coquilles” (S1, episodio 05) e vede Will sonnambulo camminare per strada di notte, seguito a pochi passi dal ravenstag. Will si ferma e alle sue spalle l’animale gli si accosta accarezzandogli un braccio con il muso. In quell’istante sappiamo che il ravenstag è una presenza benevola per Will, ma è pure l’animale guida che lo accompagna sul cammino verso l’oscurità, come dicevo prima: in alcune credenze religiose è proprio il cervo l’animale psicopompo che guida le anime dei defunti verso l’aldilà. Un esempio: in “Shiizakana” (S2, episodio 09) Will sogna di uccidere Hannibal grazie all’aiuto del ravenstag che traina le corde mortali con cui Hannibal è legato. Pensavo anche alla statuina di cervo nello studio di Hannibal. Entrando è proprio uno dei primi elementi che si notano: posta sulla sinistra, accanto alla porta, ha dei palchi meravigliosi, il muso rivolto verso l’alto, lo sguardo fiero. Anche in questo caso torno alla mitologia, che vede nei palchi del cervo un forte simbolo di virilità - caratteristica che non manca certo al personaggio di Hannibal.

F. Oh si! Il cervo maschio è un fortissimo simbolo di virilità: i suoi palchi, esclusiva dei maschi, possono ossificarsi solo grazie al testosterone. Inoltre crescono con l'età, motivo per cui grandi palchi possono essere accomunati anche a grande saggezza! Teoricamente dovrebbe essere il tipico simbolo del forte, virile, machissimo uomo adulto. In pratica, però, veniva e viene tutt'oggi accomunato spesso ad Artemide, dea della caccia. Virile, ma a suo modo ambiguo. Simbolo di forte positivita, ma con lati nascosti di tenebra.
La statuetta di cervo nello studio di Hannibal ritrae uno splendido maschio di wapiti (Cervus canadensis) e questo è interessante... perché la prima apparizione del ravenstag non aderisce allo "standard" del wapiti, ma pian piano lungo la serie diventa più grosso, più "spigoloso" e sempre più forte. Il primo ravenstag che compare in una delle visioni di Will, nella prima stagione, non è lo stesso animale dallo sguardo quasi maligno che nella seconda stagione, sempre in Shiizakana, appare in una delle ricostruzioni di Will come bestia che uccide le vittime di Randall Tier. Quel secondo cervo, dall'aspetto meno naturale eppure più simile ad un wapiti (sono quegli occhi, quegli occhi malvagi, che fanno la differenza) è più oscuro e più potente di quello della prima stagione, ma anche addomesticato al punto da rispondere al fischio del suo padrone (e questo ci riporta all'uccisione onirica di Hannibal, di cui hai accennato, presente sempre nello stesso episodio).
Il cervo cambia, si evolve... muore e rinasce. Il suo enorme corpo, più nero che mai, occupa il pavimento della cucina di Hannibal nelle visioni di Will durante il finale della seconda stagione, dissanguandosi insieme al protagonista e ad Abigail Hobbs. E lì il ravenstag muore... o quasi.
Perché nella terza stagione la sua essenza ritorna, modificata in modo orribile, in una delle visioni più disturbanti di tutte e tre le stagioni di Hannibal, in Primavera (stagione 3, episoodio 2) : l'origami heart (il corpo di Anthony Dimmond, spellato e piegato per formare un cuore, infilzato su tre spade che lo sorreggono) che si dispiega e si trasforma in una strana creatura senza testa, ma dalle gambe e i palchi chiaramente da cervo. È come se il ravenstag fosse ritornato dalla morte come... uno zombie.

E. È vero, il ravenstag in quell’episodio è una sorta di zombie, di orrenda mutazione. Dall’animale bello e possente ad un mostro che arranca verso Will a capo basso, cercando di incornarlo. Ed è proprio quell’essere deforme l’essenza dell’incubo che ancora avvolge la mente di Will e lo accompagnerà verso il suo destino: rivedere Hannibal e rischiare la morte, per l’ennesima volta. Come sempre, il cervo nella serie è l’elemento premonitore, l’onirico trait d’union che collega le vite dei protagonisti e anticipa come gli eventi a venire si presenteranno drammatici. Pensavo all’animale daimon del libro “Queste oscure materie” di Philip Pullman, per me uno dei più belli a tema fantasy, in cui appunto il daimon è la rappresentazione dell'anima di una persona. Proprio come il cervo per Will, con tutte le sue connotazioni e collegamenti, è una specie di daimon visto come manifestazione della sua anima tormentata e disturbata fin dal primo caso, quello dell’averla del Minnesota. Ma il cervo nella religione cristiana è anche sinonimo delle anime che ricercano la verità, esattamente come Will che deve comprendere e raggiungere la verità su ciò che lo circonda così da catturare assassini e serial killer.

F.  William Blake (di cui nella terza stagione possiamo ammirare il noto acquerello del Grande Drago Rosso, fulcro dell'ossessione di Francis Dolarhyde) scrisse nei suoi Auguries of Innocence: “Il cervo selvaggio vagando il sentiero, salva l’anima umana dal suo pensiero”. L'anima di Will cerca la verità, ma la verità, quella che è anche in fondo a sé stesso, lo distruggerebbe... potrebbe il fragile agente Graham della prima stagione, tormentato da incubi e psicosi al punto da ammalarsi di encefalite, sopportare l'idea di diventare egli stesso un killer, di doversi trasformare in una creatura che eguaglia il cannibale, il chesapeake ripper, Hannibal Lecter? Il cervo, come ben dici, è guida sulla strada della verità, ma è anche un sinonimo di adattamento, come quello dei branchi che in primavera brucano la tenera erba, ma che in inverno sono capaci di ridurre la propria alimentazione a muschi, licheni e persino pochi brani di aspra e dura corteccia.
Will si è salvato dal suo stesso pensiero, seguendo il cervo selvaggio che vagava sul sentiero.
Il cervo è introspezione, illuminazione, guida. Accanto al trono del Buddha, figura illuminata per eccellenza, è spesso raffigurata una coppia di cervi. Persino nell'alchimia questo animale ha un significato che possiamo ricondurre alla trama stessa di Hannibal, al percorso che i personaggi, ma in particolar modo Will, intraprendono attraverso le stagioni: il cervo è utilizzato per simboleggiare il Mercurio alchemico, la sostanza psichica che fa da intermediaria nella trasformazione.

E.  A metà strada tra simbologia di vita e di morte, il cervo che accompagna Will è l’elemento che più di ogni altro rappresenta l’anima dello stesso Will e il suo inconscio desiderio di avvicinarsi ad Hannibal e alla sua parte più crudele. Anche se vuole fermarsi, e nella terza stagione cercherà di farlo, di opporsi a questo tragico destino formando una sua famiglia, sposandosi e vivendo una vita normale, sarà il richiamo verso il suo lato più buio a farlo tornare e a investigare per un’ultima volta. L’anima di Will proprio come, ad esempio, il cervo simbolo di Artemide cacciatrice, ama le sfide e la caccia. Sa di poter contare sulla propria forza dettata da un infallibile e acuto intelletto, uno sguardo ed un olfatto impareggiabili. Non ha timore di nulla perché sa di poter rinascere, di trovare nuova linfa. È già accaduto, d’altronde, quando Hannibal lo ha gravemente ferito e si è ritrovato accanto alla sua stessa anima-cervo ferita e invasa dal sangue, ma è rinato ed è riuscito a calarsi nell’oscurità, rafforzandosi e abbracciando, alla fine, la sua follia. Forse è questa la spiegazione più elevata del cervo-simbolo: l’animale e i suoi palchi rivelano luce e buio, morte e rinascita, in un susseguirsi di eventi che daranno all’anima di Will la possibilità di conoscere sé stesso in totale profondità.

F. Una profondità che è anche quella del simbolo stesso e delle sue sfaccettature di cui abbiamo parlato in questa conversazione. Come nota di chiusura, vorrei far notare quanto sia incredibile che in una serie tv (non una saga di libri, non un trattato filosofico, si badi bene, ma un prodotto di intrattenimento televisivo) si possa utilizzare una metafora così complessa in una serie di situazioni così distanti fra loro. Sanità e follia, luce e buio, morte e rinascita, perfettamente illustrati attraverso l'immagine maestosa del cervo. Che dire, solo Bryan Fuller avrebbe potuto realizzare qualcosa di simile!  


E voi? Che cosa ne pensate? Diteci la vostra su questo affascinante argomento!

domenica 24 giugno 2018

Discorsi Fannibaleschi 4 - Mason Verger

Salve a tutti, cari coronati fratelli Fannibals. Siamo qui per presentarvi una nuova rubrica dedicata a noi italiani, visto che è un po’ triste e riduttivo che questo blog gestito da artisti italici sia praticamente tutto scritto in inglese. ;) Questa è la quarta puntata di una “rubrica” che, se avrà successo, potrebbe ottenere un discreto numero di seguaci: si tratta di semplici (ma non troppo) “discussioni” in cui approfondiremo uno o più aspetti della serie tv Hannibal, toccando anche i libri, i film e la cultura popolare. Senza altri indugi, iniziamo subito!

Emanuela Pegurri, copywriter, web editor e fannibal,& Furiarossa, artista, scrittrice nel gruppo dei Cactus di Fuoco e fondatrice di "Another Hannibal Artblog" presentano:

Discorsi Fannibaleschi#4
Mason Verger 



F. Il personaggio di cui parleremo oggi è... molto particolare. In un mondo di serial killer, cannibali, doppiogiochisti, menzogneri e pazzi visionari, è incredibile pensare che uno come lui si classifica fra i personaggi più odiati, se non come il più odiato in assoluto. Stiamo parlando di Mason Verger, ex marmocchio viziato e ora adulto viziato, ricco ereditiero, gemello malvagio di Margot Verger e signore dei prosciutti. C'è così tanto da dire su di lui che rischiamo di perderci. Mason è il cattivo più odioso della serie, non tanto perché compia i crimini più gravi (sebbene sia un campione indiscusso di atti deprecabili), ma paradossalmente proprio perché è più vicino a noi: la sua malvagità, il suo egoismo, il suo egocentrismo, non sono quelli di un esotico serial killer, ma la crudeltà di un uomo ricco e spocchioso... e di persone come lui è pieno il mondo. Tuttavia ci sono un'infinita serie di motivi per cui è interessante parlare di questo mostro e cercheremo di analizzarli al meglio.

E. Quanto ho odiato e odio Mason Verger, sadico pedofilo che tormenta la povera sorella Margot e una serie di sfortunati bambini.
Un personaggio così ripugnante da far apparire Hannibal, nel momento della sua vendetta contro Mason, una sorta di angelo vendicatore. Il potere che il denaro concede a Mason Verger, così come la certezza di essere l’unico ad ereditare un impero, gli permettono qualsiasi azione vile e malvagia. Eppure la sua presenza nella serie è interessante, in certi istanti funge da pendolo nella silenziosa e letale partita tra Hannibal e Will, e ci mostra il lato quotidiano di un ricco depravato. Per certi aspetti, anche se con modi e obiettivi differenti, mi ha ricordato il sadico psicopatico Patrick Bateman di “American Psycho”, altro ricco rampollo dalla mente distorta. Ma torniamo al nostro cattivo e vizioso Mason. Uno dei gesti crudeli che più mi hanno colpito del degenerato Mason è senza dubbio la sua sadica collezione di lacrime, con cui si prepara degli inusuali cocktail. In quel gesto c’è tutta l’aberrazione di Verger, come se il dolore delle sue vittime fosse per lui un elisir da cui ricavare nuova linfa vitale.

F. Da questo punto di vista, lui ha qualcosa del vampiro classico. È ricco e sadico e si nutre dei fluidi delle sue vittime, del dolore delle loro anime, solo che si tratta di lacrime invece che di sangue. Con la differenza che è difficile credere all'esistenza di un vampiro, mentre Mason... oh, è dannatamente plausibile. È il classico ricco ragazzo bianco cattolico, a cui la natura guardacaso ha donato anche un bell'aspetto, che non ha dovuto sudare per arrivare dov'è, che non ha mai dovuto muovere un dito per possedere tutto ciò che desiderava, per sentirsi importante, per sentirsi amato e riverito. Suo padre, altra creatura certamente depravata e come lui con un'orribile propensione alla pedofilia, lo ha sempre tirato fuori dai guai, mentre è stato con Margot ben più duro di quanto quella piccina non meritasse. Mason è conforme per molti versi alle norme della società, ma nasconde (o meglio, mostra fieramente seppur non a tutti) il cuore di un essere spregevole, mentre la sua gemella è "strana" (e come ci ricorda Hannibal, strano è buono), ma in realtà molto più adatta di lui ad integrarsi in società... almeno non beve le lacrime dei bambini!

E. In tutta onestà, sono convinta che Mason Verger meriti il trattamento riservatogli da Hannibal. Mason non ha un minimo lato positivo e appena gli è possibile, ferisce e aggredisce con insana ferocia, proprio come una sorta di vampiro. Non ha certo il talento alla manipolazione di Hannibal, in fondo è un individuo volgare e troppo concentrato a nutrire il suo smisurato Ego a base di efferatezze. Durante l’analisi, Hannibal suggerisce alla povera Margot di uccidere il perfido fratello per il male che le arrecato fin dalla più tenera età, e quando lo stesso Hannibal si renderà conto di quanto Mason possa essere pericoloso e spregevole, farà di tutto per rovinargli l’esistenza, con un eccellente risultato, direi (scusa la pesante ironia, ma mentre vedevo Verger affettarsi il viso ho avuto la sensazione che la dea Nemesi fosse accanto a Will e stesse congratulandosi con Hannibal ). Devo complimentarmi con i tre attori che hanno interpretato a meraviglia il ruolo di Mason Verger: nel film di Ridley Scott è il bravissimo Gary Oldman, nella serie tv prima Michael Pitt e in seguito Joe Anderson hanno svolto in modo ammirevole il loro lavoro, entrambi credibili nel caratterizzare l’odioso Mason. D’altronde il talento di Bryan Fuller è proprio questo: rendere meravigliosi anche i personaggi più crudeli e grotteschi.

F. Piccola parentesi sul film, già che l'hai citato: Gary Oldman, quando per la prima volta ho visto Hannibal, mi ha assolutamente stregata. Come abbia fatto quell'uomo a dare espressività ad un personaggio la cui faccia è completamente e pesantemente sfigurata (assai più orribile che nella versione televisiva interpretata da Joe Anderson), questo rimane per me un mistero. Sarà stato bravo anche il regista a porre il Verger in situazioni che lo hanno avvolto di un perverso carisma, ma secondo me Gary Oldman è un genio della recitazione. Ma sbaglio io, o il Mason del film è perverso in un modo diverso (e più classico) rispetto a quello della serie tv? Mi ha dato una "vibe" diversa. Oltre ad essere un irriducibile pedofilo (e Margot non c'è nel film... che è successo, se la sono proprio dimenticata o dobbiamo immaginarla soccombere alle troppe "attenzioni" del fratello, che alla fine l'hanno uccisa) ha cercato di sedurre persino il suo stesso psichiatra, che nel film non è certo un uomo piacente quanto Mikkelsen ed è notevolmente più anziano di lui... da come l'impressione di desiderare il sesso per il sesso. E quasi dimenticavo di citare i suoi giocattoli erotici, fra cui un cappio da impiccagione che è lo stesso che gli spezzerà la spina dorsale, un modo completamente diverso di essere infortunato rispetto a quello del telefilm...

E. “Hannibal” di Ridley Scott è diverso forse perché è un film con una sceneggiatura che segue poco le orme dell’omonimo libro di Thomas Harris?
L’ho sempre trovato perdente in partenza, credo anche per l’assenza di Jodie Foster (Julianne Moore mi piace molto, ma non nel ruolo di Clarice Starling) e mi dispiace pure per Sir Anthony Hopkins, ma di quel film salvo solo la performance di Gary Oldman e la scena in cui il Dr. Lecter uccide Rinaldo Pazzi. Purtroppo non è all’altezza né de “Il silenzio degli innocenti” né tantomeno della nostra adorata serie tv, ma Gary Oldman ha talento da vendere e qualsiasi ruolo interpreta fa faville. Il suo Mason Verger è gelido, vendicativo, crudele. Certo, meno ironico del Verger della serie tv, ma riesce a trasmettere tutta l’immoralità del personaggio, anche con il volto e il corpo sfigurati. Torno ora a parlare del Mason della serie tv, del viziato, ricco e crudele manipolatore, ma di certo non stupido, anzi. Notavo che per certi aspetti è pure più crudele di Hannibal: Verger è disposto a trasformarsi anche in cannibale per placare la sua sete di vendetta ma Hannibal non potrebbe mai trasformarsi in un pedofilo e in un sadico giusto per il piacere di esserlo. Hannibal - pur nella sua terrificante logica da serial killer - si impone delle regole e ha un suo personale codice, Mason no, è disposto a tutto pur di assecondare con il massimo della dissolutezza il suo lato malvagio, ammirando estasiato i risultati di ogni efferata azione con la sua risata folle e la sua aria da maniaco scanzonato. Certo, Mason e Hannibal sono entrambi dei mostri, ma quest’ultimo, ad un certo punto, non appare più come il vero cattivo della storia, perché peggio di Mason Verger c’è solo Mason Verger.

F. Devo essere proprio stata l'unica a cui il film "Hannibal" è piaciuto tantissimo, perché la maggior parte preferiscono il Silenzio degli Innocenti, che fra i film è assolutamente il mio meno preferito (nonché l'unico della serie di cui non possiedo il DVD). Ma a parte questo... ritorniamo a parlare della serie televisiva. Hannibal ha un codice morale, come hai detto. È quando i cattivi ne possiedono uno che spesso iniziamo a vederli come persone "nobili" o addirittura meritevoli di empatia. Verger, dal canto suo, ha come unica regola quella di dover saziare i suoi appetiti, di seguire i suoi capricci personali, e questo lo fa apparire esattamente il contrario di nobile... che è probabilmente proprio quello che Brian Fuller voleva comunicare al pubblico mentre scriveva le battute e le interazioni di questo personaggio. Ci vuole un'abilità notevole per creare un personaggio così universalmente riconoscibile come spregevole!

E.  Anche nel libro “Hannibal” di Thomas Harris, nel film omonimo e nella serie, Mason Verger è sempre spregevole. Una gran brutta persona. Ma ha il suo perché. Nel romanzo e nel film è il perfetto antagonista di Hannibal, nella serie segue il corso degli eventi tra Hannibal e Will e ad un certo punto appare come una calamita tra i due perché è solo questo che sa fare Mason Verger: attirare il lato negativo delle persone.
D’altronde solo un vero cattivo può stanarne un altro - a parte Will Graham con la sua singolare e sinistra empatia per i criminali, ovvio. Verger è di una crudeltà inimmaginabile e la prima persona con cui se la prende è la povera sorella Margot, un personaggio che in me ha suscitato tenerezza. Abusata dal fratello, costretta a vivergli accanto perché non ha un briciolo di eredità e il fratello la controlla in tutto, comprese le finanze, si ritrova addirittura privata del figlio che desidera e che potrebbe salvarle la vita. Margot per difendersi e poter avere un briciolo di vita decente le tenterà tutte, fino alla fine, per liberarsi da quell’infame del fratello e avere il figlio che le permetterà di ricevere il patrimonio della famiglia Verger. In certi gesti Margot è istintiva e disperata (se una ragazza lesbica sceglie di sedurre un uomo per poter avere a tutti i costi un figlio, beh, a me appare come un gesto di pura disperazione), una ragazza in cerca di sostegno, triste e fragile. Probabilmente con un mostro simile come fratello non c’è alternativa se non fuggire - ma come abbiamo visto manco quell’azione ha funzionato, anzi, ha peggiorato la situazione di Margot - o difendersi in modo brutale. Insomma, con Mason Verger ci vogliono le maniere forti.

F. Io ho visto Margot come sicuramente disperata e sicuramente come meritevole di una situazione completamente diversa da quella in cui si trovava, ma anche come una sorta di diamante grezzo, forgiata dalle avversità (e dalla continua, impressionante, pressione psicologica di suo fratello). Non è solo disperazione la sua: è anche coraggio, è anche una forza impressionante. Non riesco a vederla come una persona fragile.
Come una persona spezzata, forse... ma che è stata capace di risaldare le sue fratture. Non per nulla nè è uscita come una farfalla dal bozzolo delle difficoltà, ottenendo una famiglia splendida e tutte le ricchezze di suo fratello.
Anche se non metto in dubbio che l'assenza di Mason fin dal principio sarebbe stata molto, molto più salutare per lei!

E.  Non dimentichiamoci come Margot ha ottenuto in modo definitivo la ricchezza del fratello: lo ha ucciso insieme ad Alana la quale, a sua volta, si è fatta furba e ha architettato un suo personale escamotage - con l’aiuto di Hannibal - per ottenere da Mason la continuità della dinastia Verger. Di certo Margot, dopo tanta sofferenza, ha capito come destreggiarsi e sopravvivere nel modo migliore, e mi complimento con lei, io avrei ammazzato Mason molto, molto prima. 😁
D’altronde lui non le ha mai lasciato scelta, e mai le ha concesso di poter scegliere. Mason vuole tutti in pugno, la sua ricchezza è l’arma con cui gestisce le relazioni e il prossimo, valutando chi gli sta vicino con la logica del macellaio e del perverso arrogante che non ha il minimo timore di essere scoperto per le sue nefandezze. Quando Hannibal suggerisce a Margot di uccidere il fratello lo fa in modo consapevole: solo un gesto brutale e risolutivo potrà permettere a quella ragazza, da sempre tenuta al guinzaglio da un carnefice senza speranza, di realizzare il proprio destino. In tutta onestà non posso dare torto ad Hannibal, anche se il suo suggerimento risulta più personale che professionale.


F. Più personale si, ma in un certo senso è anche professionale... lui è lo psichiatra di lei e, chiaramente, la fonte di disagio di Margot è proprio Mason. Insomma, lei non avrebbe mai avuto alcun problema di sorta, né bisogno di frequentare uno specialista, se non fosse stata colpa di quel manigoldo perverso e sadico (con anche un filino di masochismo, eh) con i capelli a ciuffo d'ananas.
A proposito dei capelli a ciuffo d'ananas... io ci ho pensato parecchio, ma a parte farlo sembrare pazzo (uno un po' folle lo sembra, con quei capelli, diciamo la verità... specie se sotto il ciuffo c'è quella faccia da schiaffi dalla cui bocca vengono sparate nefandezze a pié sospinto), secondo te c'è un motivo, una scelta precisa dietro quel taglio di capelli? Sappiamo che in Hannibal poco o nulla è lasciato al caso. Il taglio di capelli di Hannibal è classico e perfetto, da vero gentleman, quello di Will è insieme virile e "rude", da persona che poco si cura di come lo vedono gli altri, e tenero (ohhh, ricciolini morbidini!), il taglio di Mason è... un ciuffo d'ananas. Giallo. Una capigliatura davvero davvero insolita per un qualsivogli antagonista!
Di solito i cattivi hanno tagli da duri, dal rapato a zero allo spazzola militare, oppure chiome lunghe, ma raramente vediamo una roba alla Mason Verger.

E. Penso alla professionale attenzione di Bryan Fuller anche ai più piccoli particolari e mi rendo conto che Mason veste, parla e agisce sì come da spunto del libro “Hannibal” di Thomas Harris, ma il Mason di Fuller è di fatto una sua particolare creatura che veste come chi si atteggia da ricco e snob, porta con sé un coltello come un qualunque delinquente e agisce con sfrontatezza e sadismo.
L’ho trovato meglio caratterizzato e distante dal Mason Verger/Gary Oldman di Ridley Scott. I capelli a ciuffo d’ananas, in tutto questo, rappresentano il suo lato folle e stonano con il resto della sua apparentemente perfetta figura, ma gridano al mondo intero che lui è pazzo e pericoloso. Direi che Fuller è riuscito a creare un Mason Verger memorabile e iconico proprio partendo dai capelli, che si differenziano da quelli di altri criminali per la loro aria folle e scomposta, come se i cattivi pensieri di Mason prendessero vita attraverso la chioma e rivelassero chi è, e lo facessero sul serio. Ho trovato intollerabile ogni singolo attimo in cui Mason era presente, nella mia mente sfilavano insulti di ogni tipo e pesantezza, ma è innegabile che sia il ragazzaccio con cui Hannibal e Will riusciranno a giocare la loro personale partita, così come Margot e Alana, e su cui concentrare tutto il loro odio.
  E voi? Che cosa ne pensate? Diteci la vostra su Mason Verger!

sabato 3 marzo 2018

Discorsi fannibaleschi 3 - Il Wendigo

Salve a tutti, miei coronati fratelli Fannibals. Siamo qui per presentarvi una nuova rubrica dedicata a noi italiani, visto che è un po’ triste e riduttivo che questo blog gestito da artisti italici sia praticamente tutto scritto in inglese. ;) Questa è la terza puntata di una “rubrica” che, se avrà successo, potrebbe ottenere un discreto numero di seguaci: si tratta di semplici (ma non troppo) “discussioni” in cui approfondiremo uno o più aspetti della serie tv Hannibal, toccando anche i libri, i film e la cultura popolare. Senza altri indugi, iniziamo subito!

Emanuela Pegurri, copywriter, web editor e fannibal,& Furiarossa, artista, scrittrice nel gruppo dei Cactus di Fuoco e fondatrice di "Another Hannibal Artblog" presentano:

Discorsi Fannibaleschi#3
Il Wendigo 


F. Misterioso, oscuro, chiaramente innovativo nel modo in cui viene utilizzato, il Wendigo è una figura assai particolare nella serie tv Hannibal, che ha stuzzicato e non poco la fantasia dei Fannibal. Perché appare sullo schermo? Non si tratta di un vero e proprio personaggio, eppure con la sua silente presenza è diventato un simbolo della serie. Il nome della creatura non viene mai neppure accennato on-screen, eppure tutti noi lo conosciamo e ne parliamo.
Cominciamo dicendo che inizialmente neppure gli scrittori dello show stesso si riferivano a lui come ad un wendigo, ma come ad un uomo-cervo, la rappresentazione antropomorfizzata del Ravenstag (il cervo-corvo che vediamo fin dalle primissime puntate della serie) che comincia a comparire nelle allucinazioni/visioni metaforiche di Will quando il nostro protagonista inizia a capire la vera natura di Hannibal. Il suo volto è quello di Mads Mikkelsen, lo stesso di Hannibal Lecter, perchè sia il Wendigo che Hannibal hanno in comune una caratteristica grottesca e inusuale: sono cannibali.

E.Anche su di me il Wendigo ha scatenato un’enorme interesse, d’altronde la sua rappresentazione nella serie tv è memorabile e un episodio via l’altro assume sempre più le fattezze dello stesso Hannibal ogni volta che l’inconscio di Will si mette a lavorare in modo profondo e oscuro. Inizio proprio da Will, dal momento in cui uccide il serial killer Garrett Jacob Hobbs la cui passione è di andare a caccia di cervi e ragazze, conservando di entrambi dei “ricordi”, rispettivamente i palchi e qualche souvenir come organi e capelli. Anche Garrett Jacob Hobbs è un cannibale e Will, dopo avergli tolto la vita, resta turbato da quella figura di psicopatico che lo trasforma e dà il via ad una serie di allucinazioni.
Tra queste la prima è proprio legata al cervo, animale che diventa il compagno degli incubi di Will ma con qualcosa in più sul suo corpo, le piume di un corvo. Il Ravenstag diviene il simbolo legato all’omicidio di Cassie Boyle – primo, vero regalo di Hannibal a Will - la ragazza infilzata sulla testa di un cervo il cui corpo è miseramente esposto all’ingordigia dei corvi, notoriamente necrofagi. L’entrata in scena del cervo-corvo per me è stata spettacolare, come se lo stesso Will avesse interiorizzato la figura di Garrett Jacob Hobbs carpendone il lato maligno, e avesse inoltre già intuito che l’animale rappresenta lo spirito-guida dentro il buio della sua mente. Ma Will, come sappiamo, entra in contatto con l’universo di Hannibal che provoca in lui un ulteriore mutamento: da qui in poi al Ravenstag si affianca la spaventosa figura del Wendigo, il mostro-cannibale delle leggende dei nativi americani Algonchini. Pure qui ho esultato, perché l’inconscio di Will ci regala delle meravigliose sorprese quando viaggia dentro luoghi oscuri.
F. Già che lo hai citato, sarebbe bene se i nostri lettori conoscessero qualcosa riguardo al Wendigo mitologico... a vostro beneficio ricapitoliamo dunque alcune delle caratteristiche di questa strana e spaventosa creatura (da cui è anche stato tratto un film horror, eh! E per la cronaca, c'è anche un digimon ispirato al wendigo. Cercate "wendigomon", è da sempre stato uno dei miei digimon preferiti):
-Il Wendigo si nutre quasi esclusivamente di carne umana, anche se secondo alcune tribù può cibarsi anche di muschio, legno, corteccia o in generale di altre cose che non sono comprese dall'alimentazione delle persone per bene...
-Il suo aspetto è variabile, ma sempre emaciato e allampanato e molto stesso possiede corna di cervo o persino l'intera testa cervina... tranne i denti.
-I denti sono spaventosi e da carnivoro, troppo grandi per essere coperti dalle labbra, ed è questa una caratteristica che il Wendigo della nostra serie preferita non possiede affatto... chissà perché... forse per simboleggiare il suo forte legame con Hannibal, la sua dualità gentiluomo/cannibale che non lascia intravedere le zanne da predatore.
-Il modo più comune per trasformarsi in un wendigo é quello di mangiare carne umana per molto tempo. Si presume che la leggenda di questo mostro sia nata proprio per scoraggiare il cannibalismo. Il nostro Hannibal Lecter, se i racconti degli Algonchini fossero veri, sarebbe un wendigo fatto e finito!
- Il Wendigo è intelligentissimo, rapido, imbattibile, ma soprattutto perennemente affamato. E indovinate un po' di cosa ha fame? Esatto. Lo avete capito.
E questo è, a grandi linee, un wendigo.
Mi chiedo se Will Graham conoscesse questa creatura, magari avendone letto in un libro, oppure se la sua comparsa sia una totalmente casuale "fusione" dell'aspetto del ravenstag, il cervo piumato, e di Hannibal Lecter...
E. Ho la sensazione che Will sapesse cos’è un Wendigo. Me lo immagino bimbo, già curioso lettore di storie fantastiche e horror. Forse si aspettava di farne parte, un giorno, e così è stato: la sua immaginazione di uomo empatico e sensibile ha risvegliato in lui il ricordo delle creature che animano la sua mente in modo delirante, dalle persone uccise durante le sue indagini a quelle coinvolte nella sua vita quotidiana (soprattutto Hannibal).
Il Wendigo le racchiude un po’ tutte: ha il volto del cannibale Hannibal, i palchi del cervo su cui era posto il corpo di Cassie Boyle (oltre al tripudio di palchi-trofei nella casa dove Garrett Jacob Hobbs uccideva e smembrava sia i cervi catturati sia i corpi delle vittime da lui uccise), è nero come i corvi che volano sopra Cassie Boyle, è alto e scarno e riprende la figura umanoide del Wendigo delle leggende dei nativi americani Algonchini. Ma soprattutto è l’essenza del Male. Ogni volta che appare sappiamo quanto Will percepisca che in tempi brevi ci sarà un ennesimo efferato omicidio (sia che si tratti di crimini perpetrati da Hannibal sia da altri), un suo profondo turbamento, il suo avvicinarsi all’essenza della follia. Il Wendigo è una figura che anticipa e introduce il Male rendendolo iconico ed elevandolo a mito. Se pensiamo, infatti, ai vari omicidi della serie li ricordiamo tutti come straordinari, mai usuali e potenti da un punto di vista dell’immagine tanto da diventare rappresentativi.
Diversa è l’allucinazione del cervo, che è sì disturbante ma a tratti è un vero conforto per Will (ricordiamo la scena di Will sonnambulo seguito a breve distanza dal cervo che, avvicinatosi a lui con il muso, gli carezza una mano). Ma il Wendigo, via via che la serie prosegue, è anche una parte di Will stesso: l’immagine in cui appare con i palchi che trasformano lentamente il suo corpo, ci fa capire che il mostro Wendigo è una sorta di trait d'union tra Will e Hannibal.

F. Awww! Sono ancora incantata dall'immagine di un piccolo Will (immaginalo, un bambino pallido e intelligente, dai grandi occhi azzurri e vividi, probabilmente magro, delicato e con una gran massa di ricci neri) che legge storie fantastiche e dell'orrore, aspetta che mi riprendo... e già che ci sono rileggo quello che hai scritto, perché sono rimasta lì.
Oh, si! Il Wendigo è chiaramente uno strano, ma disturbantemente ben riuscito, mix di caratteri "rubati" a diversi killer il che, come hai ben detto, lo identifica fortemente come incarnazione del maligno. E come evoluzione di Will Graham. Ed è un importante "segnale" per lo spettatore, per aiutarlo ad immedesimarsi ancora di più nel principale punto di vista: dopotutto solo Will Graham può vedere il wendigo, o meglio, solo lui e lo spettatore. È come se nessun altro, eccetto noi e il protagonista, potesse davvero vedere il male in tutta la sua ampiezza ed emanazione, come se nessuno riuscisse a riconoscerlo davvero...
E. L’immagine di Will bambino in effetti è potente come il suo destino, ci si potrebbe costruire una storia. La sua attrazione per il fantastico è l’universo-base capace di animare l’immaginazione di un bimbo sensibile che diviene un adulto empatico, profiler FBI con una profondità tale da permettergli delle visioni del Male. In tutto questo trovo sia favoloso l’accostamento Wendigo/Hannibal. Il mostro degli Algonchini è un cannibale, una creatura solitaria che si aggira affamata nelle fredde foreste del Nord America, ma prima di trasformarsi in mostro era un essere umano. Così Hannibal, ricco e nobile ragazzino lituano, orfano, cui viene uccisa la sorellina Mischa, divorata dai suoi assassini che, ricordiamo, obbligano Hannibal ad unirsi all’orribile pasto. Hannibal prima di divenire mostro era un bambino gentile e attento ad accudire in modo amorevole Mischa. Non si nasce mostri, semplicemente ci si trasforma per sopravvivere ed avere la meglio sul torto subìto. E ora pensiamo a Will, la cui natura è così descritta proprio da lui: ”Il mio cavallo è attaccato a un palo che è più vicino ad Asperger e agli autistici che ai narcisisti e ai sociopatici.” Will cresce in povertà, senza la madre e con un padre assente e problematico. Sviluppa un carattere molto sensibile, empatico, che lo porta a seguire il crimine, a riconoscere i peggiori assassini e ad immedesimarsi in essi: riconoscerà Hannibal proprio grazie alle visioni del Wendigo e l’aver compreso che Hannibal è il cannibale, lo Squartatore di Chesapeake, il Mostro nasce prima dalla sua fervida, ma veritiera ed affidabile, immaginazione, la stessa che ha plasmato la sua infanzia. Will, la cui virtù immaginatrice ha creato il Wendigo - la creatura orribile che lo segue, lo scruta, lo osserva nascosto nel buio - è frutto di una eccezionale sensibilità capace di attraversare mondi che ai più sono sconosciuti.
F. Vorrei fare un appunto interessente riguardo a quello che hai detto sul passato di Hannibal e sul non nascere mostri... quando Thomas Harris ha scritto "Hannibal Rising" è stato spesso e volentieri attaccato dalla critica (e da un discreto numero di lettori) per aver dato una "giustificazione" all'essersi trasformato nel mostro cannibale di Hannibal, rovinando a loro dire una parte della mitologia dell'universo di Hannibal, che vede il nostro killer cannibale come un innato mostro... nella serie televisiva, Bryan Fuller mette una pezza, se così si può dire, al passato di Hannibal facendogli dire "niente mi è accaduto, io sono accaduto". Non sto dicendo che Hannibal sia nato malvagio, sia sempre stato intimamente un mostro (anzi, sono una grande sostenitrice della teoria per cui sia stato trasformato dagli eventi traumatici della sua infanzia), ma è corretto, alla luce delle parole di Hannibal, dire che non sia nato come mostro? Ovviamente è possibile che Hannibal stesso non sappia analizzare in maniera distaccata quanto gli è accaduto e che sia più comodo per lui vedersi come qualcuno che è sempre stato così, un'anima eletta destinata ad uccidere, ma come è diventato davvero "il wendigo"? È stato costretto dagli eventi o gli eventi hanno semplicemente favorito qualcosa che era già in lui e che, prima o poi, sarebbe comunque emerso?

E.  Ti rispondo con una citazione ripresa da "Nottuario" di Thomas Ligotti: "Possiamo sfuggire all'orrore soltanto nel cuore dell'orrore." Credo che Hannibal non sia nato con una predisposizione alla brutalità e alla violenza, si è adattato all'orrore di cui era stato vittima con la sorellina Mischa plasmando la sua personalità in modo tale da vivere in una razionale follia. Ogni suo gesto è misurato, verificato, controllato. Chi manipola e uccide è una persona dal sangue freddo, imperturbabile, non può permettersi errori o scivolamenti nel dubbio. Hannibal ha compreso che per sopravvivere alla sua terribile e devastante esperienza doveva ripeterla e affrontarla nel suo quotidiano rendendola parte di sé. Di fatto, è stato tramutato da un mostro - l'assassino di Mischa - in un altro mostro, il Wendigo che popola i sogni di Will. Forse non ha avuto scelta, anche spinto dal desiderio di vendicare la morte della sorellina e il desiderio di riscatto tipico del suo carattere orgoglioso. C'è un altro aspetto per me interessante che vedo legato ad una sorta di connubio tra la solida cultura europea e quella ancestrale del Nord America: Hannibal, dandy di origine europea raffinato, colto e di rara perversione intellettuale, di fatto l'icona tra i serial killer, si trasforma nel Wendigo, l'archetipo malvagio della mitologia dei Nativi Americani. La sua parte colta e crudele si trasforma così in spaventosa leggenda, in mitologia degna di approfonditi studi antropologici e nell'incubo di un profiler FBI dall'anima empatica e fin troppo sensibile.
F. E sarà forse questo il motivo per cui il Wendigo è una figura così sottilmente, penetrantemente interessante? La dualità della ferocia e dell'intelligenza in una stessa creatura ci affascina e sia il Wendigo che Hannibal, protagonisti di questa serie, sono entrambi portatori di questo potente dualismo. Se vogliamo è un po' un sogno di potere di tutti noi: essere forti e sanguinari, spietati e invincibili, senza perdere la nostra razionalità. Superiori a tutti gli altri in qualunque campo.
Le fantasie di potere sono meravigliose perché ci permettono di immedesimarci in creature che non potremmo mai essere (o, razionalmente, non vorremmo mai essere) senza che ciò intacchi in alcun modo la nostra esistenza reale.
Un viaggio della nostra mente senza che nessuno ne debba soffrire, tranne i personaggi fittizi di un mondo complesso. 
  
E voi? Che cosa ne pensate? Diteci la vostra sul Wendigo!

martedì 5 dicembre 2017

Discorsi fannibaleschi 2 - Will Graham

Salve a tutti, miei coronati fratelli Fannibals. Siamo qui per presentarvi una nuova rubrica dedicata a noi italiani, visto che è un po’ triste e riduttivo che questo blog gestito da artisti italici sia praticamente tutto scritto in inglese. ;) Questa è la secondo puntata di una “rubrica” che, se avrà successo, potrebbe ottenere un discreto numero di seguiti: si tratta di semplici (ma non troppo) “discussioni” in cui approfondiremo uno o più aspetti della serie tv Hannibal, toccando anche i libri, i film e la cultura popolare. Senza altri indugi, iniziamo subito!
Emanuela Pegurri, copywriter, web editor e fannibal,& Furiarossa, artista, scrittrice nel gruppo dei Cactus di Fuoco e fondatrice di "Another Hannibal Artblog" presentano:

Discorsi Fannibaleschi#2
Will Graham 




E. "Tutti hanno pensato di uccidere qualcuno, in un modo o nell'altro. Che sia per mano vostra o per mano di Dio.” (Will Graham, Hannibal) 

Nel libro “Red Dragon” Thomas Harris presenta Will Graham. Qui e solo qui lui vive la sua avventura, satellite che gravita intorno ad Hannibal più nel male che nel bene. La storia la conosciamo, ma trovo interessante parlare di Will, un uomo che si è fatto dal nulla, vista la sua origine molto modesta, ma che per meriti diventa un agente FBI di notevole fama. Will possiede una caratteristica unica chiamata empatia, capacità di comprendere e immedesimarsi negli altri, nel suo caso specifico nelle menti dei serial killers: Will, di fatto, vede e immagina i delitti. Questo gli ha permesso di trovare e uccidere Garrett Jacob Hobbs, intuire che Hannibal Lecter è lo Squartatore di Chesapeake, riuscendo così a farlo catturare (anche se sarà ferito gravemente dallo stesso Lecter) e dare la caccia a Francis Dolarhyde. Nel libro Will non ha vita facile: ferito in viso da Dolarhyde, che lo sfigura, sarà abbandonato dalla moglie Molly e finirà solo e alcolizzato. Ricordiamo le versioni cinematografiche di Will Graham; il bravissimo William Petersen in “Manhunter” e l’altrettanto ottimo Edward Norton in “Red Dragon”. Per noi Fannibals il Will di riferimento è di certo Hugh Dancy,
attore che in “Hannibal” ha dimostrato di saper bypassare le parti da classico bravo ragazzo delle commedie hollywoodiane. Io ho trovato la sua interpretazione eccezionale, vicina a quella di William Petersen. Confesso che durante la prima visione delle 3 stagioni tifavo per lui: mi sono immedesimata nella sua empatia e ho provato tenerezza per quell’uomo che vive accudendo cani abbandonati, che cerca di salvare se stesso e le vite di chi ha subito e visto violenze. Come un mantra ripete “This is my design” per riconoscere i contorni di un crimine e si lascia ispirare dal suo carattere “più vicino a chi ha l'Asperger o è autistico, che psicopatici e narcisisti”. In seguito, dopo il primo livello di empatia, mi sono resa conto che anche Will ha un lato oscuro, manipolatore, spaventoso. Will, nella versione tutta Fulleriana di “Hannibal” è una sorta di tormentato ma responsabile alter ego di Lecter, l’unico uomo che lo può capire e che può essere alla sua altezza. 


Hannibal: “Tu sei solo perché sei unico.” 
Will: “Sono solo quanto te.” 

Will è dolorosamente consapevole di chi è e del suo pesante impatto caratteriale, ma si immerge – come quando va a pesca per trovare conforto da ogni orrore – nella follia che lo lega in maniera indissolubile ad Hannibal. Nell’arco di 3 stagioni Will subisce trasformazioni di ogni genere e l’unico motivo che lo tiene vigile è sapere che può lottare per avere una vita normale, e per un periodo l’avrà, accanto a Molly e al di lei figlio. Ma il destino di Will segue da sempre il percorso dell’oscurità, e solo nel momento finale riuscirà a comprendere di rappresentare l’estensione emotiva e sentimentale del criminale Hannibal. 

Hannibal: “Questo è tutto quello che volevo per te, Will; per entrambi.” 
Will: “E' bellissimo.

F. Will Graham è un personaggio complesso e in continua evoluzione, come hai detto, che nell'arco delle tre stagioni subisce una metamorfosi pressoché totale, persino nel suo modo di presentarsi e di vestirsi... ed è, oserei dire, il perfetto protagonista da seguire per entrare nel mondo di Hannibal.
Per lo spettatore, essere gettato direttamente in pasto al grottesco e al raffinato, all'orrido e al sublime, che rappresentano gli estremi dell'universo di Hannibal, potrebbe essere fonte di una sorta di "shock" che causerebbe incomprensioni e persino una repulsione nei confronti dello show.
Will Graham ha un ruolo importantissimo: da persona che inizialmente è "normale" (non nel senso classico del termine, essendo pur sempre un genio caratterizzato da un'empatia fuori dal comune, ma nel senso morale) ci introduce lentamente e inesorabilmente a un mondo contorto.
Attraverso le sue metafore, noi vediamo l'orrore. Attraverso i suoi dialoghi con Hannibal, la bellezza.
E proprio i suoi discorsi con Hannibal, l'evoluzione delle parole utilizzate nel corso delle tre stagioni, ci mostrano come cambia il personaggio, la serie e finanche la nostra visione di quest'ultima.
Inizialmente Will parla ad Hannibal dei suoi profondi disagi, della sua paura, della repulsione e dell'ansia che prova verso la morte, verso le attività di quei criminali con cui è costretto ad empatizzare, ma poi...

E.Il “poi” è l’inizio dell’orrore e della consapevolezza.
Will vive di empatia, di strati profondi formati da pensieri senza soluzione di continuità in cui analizza e intuisce senza filtri, e realizza la verità. Ricordiamo che in “Sorbetto” (S1E7) scopre che, forse, proprio Hannibal potrebbe essere lo Squartatore di Chesapeake. Da quell’istante Hannibal inizierà il suo gioco di potere e manipolazione. Will ne rimane soggiogato e si ammala perché non ha in sé nessuna forza crudele come Hannibal. Nonostante sia un uomo profondamente solo e sofferente, conosce i confini tra bene e male. Ma con Hannibal è entrato in un mondo di totale oscurità, proprio come l’immagine simbolica - fluida e nerissima - di Alana che Will immagina avvolgerlo. Dalla prima alla terza stagione, in modi differenti che si alternano Will è, di fatto, l’altra metà della mela per Hannibal. Sappiamo che Bryan Fuller ha reso il suo Hannibal bisessuale, il criminale intelligente che si innamora di Will e lo manipola per mostrargli ciò che è: l’unico uomo che può accettarlo e amarlo perché anche Will, tormentata figura, è una sorta di mostro che ha accettato dentro di sé le tenebre. Non serve a nulla fuggire, sposarsi e cercare di vivere la normalità, Will non sogna più il cervo ferito e morente perché si è già trasformato, solo il tempo ha reso possibile il manifestarsi degli eventi. Trovo molto struggente il personaggio di Will, di rara profondità e bellezza. La scelta di Hugh Dancy, con la sua apparenza innocente, gentile, dai grandi occhi e dal sorriso memorabile è azzeccata e la sua interpretazione è di quelle che si stampano nella testa e nel cuore. Non si può non amarlo, non parteggiare per lui, per quel ragazzo la cui parte buona e luminosa è inesorabilmente attratta e contagiata dalla raffinata crudeltà e dall’amore oscuro di Hannibal. Quando li vedo vicini penso sempre a quanto sia bello trovare chi comprende la tua parte più cupa.


F. È una sorta di sogno oscuro per tutti noi... sapere che esiste qualcuno capace di comprenderci e di amarci anche quando diamo il peggio di noi, anzi, qualcuno così attratto da noi da accettare con ancora più amore le nostre tenebre. Quasi non volevo toccare l'argomento "Hannigram" (la coppia formata da Hannibal e Will, .ndr), ma a questo punto pare inevitabile.
Il suo essere incommensurabilmente affine, "identicamente diverso", ad Hannibal è uno dei fulcri della serie, il filtro attraverso cui possiamo vedere l'amore in atti di indicibili crudeltà, in un tableaux d'omicidio.
È un'attrazione fosca, ma potente, sottile e lucente come la lama di uno stiletto.
Qualcuno vorrà vederci solo un'amicizia (sebbene assai strana e più intensa di quelle a cui siamo abituati), qualcun altro un'attrazione fisica: ben vengano entrambe le interpretazioni, ma per me è qualcosa di ancora diverso.
Non me ne vogliano i "puristi" dell'Hannigram, ma io la vedo simile alla relazione fra un cane e il suo padrone. No, non un padrone qualsiasi e non un cane qualsiasi. Forse sto facendo un paragone troppo cino-specialistico, ma sono un pastore (umano) e un maremmano-abruzzese. Will, ovviamente, è il cane: un cucciolo candido, dal soffice manto, che lentamente si trasforma in una creatura via via più indipendente, in un dignitoso pari di quello stesso pastore che da piccolo lo nutriva, e diventa una macchina da combattimento, un animale in grado di fronteggiare un branco di lupi.
E il pastore? Lui si compiace di quella forza, di quella violenza, che possono portare il suo cane ad uccidere.
Will è il maremmano anche per via dell'amore verso il suo branco... verso i suoi cani e verso Abigail, la figlia che non era destinata ad esserlo. E tuttavia, da buon cane, perdona il pastore per avergliela strappata via.
Per quanto il maremmano ami il suo gregge, per quanto morirebbe per difenderlo, sa che il pastore può prelevare da esso le pecore che gli servono e lo perdona. Hannibal ha "prelevato" anche Beverly Katz, ricordiamolo, che è stata amica e confidente di Will Graham.
Eppure l'attrazione che intercorre fra il cane e il padrone è vera, sottile, potente e vera, genetica persino: attraverso migliaia di generazioni, sotto la pelle del cane, si è consolidata l'idea che egli debba essere amico dell'uomo che strazia il suo gregge, che per il cane è come una vera e propria famiglia (contrariamente a quello che nella terza stagione Hannibal dice a Bedelia, parlando del perché i cani da guardia non predino le proprie pecore... scusa, Hannibal, in cinofilia e forse in etologia in generale tu e Bedelia non ve la cavate benissimo)

E.E sappiamo quanto Will ami i cani, tra l’altro. Animali che hanno bisogno dell’attaccamento ad un padrone, anzi, ad un amico.
Will, per il suo passato da orfano di madre e con un padre assente, distante e povero, si identifica nei suoi sette cani randagi. Fa riflettere e intenerire la scena in cui si appresta a salvare Winston e in seguito a lavarlo, asciugarlo e presentarlo al resto del gruppo come nuovo amico. Dice molto di Will, di quanto sia sensibile e comprenda fino all’estremo, a livelli profondi, l’abbandono e la rinascita tra le braccia di un amico. La complessità emotiva del suo personaggio, sempre ben tratteggiata dalla ammirevole interpretazione di Hugh Dancy, ci conduce per mano, episodio dopo episodio, a scoprire elementi in cui la trama e l’avvicendarsi dei crimini appaiono come delle semplici evidenze logiche perché la realtà più coinvolgente è un’altra: il mondo interiore di Will, la sua trasformazione e la sua sofferenza. Mi è molto piaciuto come tenga testa ad Hannibal. Al termine della prima stagione lo vediamo sconfitto, ma nella seconda saprà riscattarsi e ribaltare i ruoli. Una sorta di rivalità tra maschi alfa – forse due lupi dello stesso branco - che lottano per primeggiare ma si rispettano e riconoscono che dietro la lotta primordiale c’è un’istintiva amicizia. Anche se ferito, umiliato, apparentemente indifeso, non ho mai pensato che Will fosse un gioco di Hannibal. Will è intelligente, empatico, sensibile e possiede il dono di una spontanea onestà, di un rigore etico che manca ad Hannibal, troppo preso a forgiare gli eventi a sua immagine e somiglianza. Il suo abbigliamento (diciamolo: Will veste un po’ da schifo e ha la tendenza a cadere nella sciatteria) e la sua immagine (capelli un po’ lunghi, ricci scomposti e mai pettinati) sono proprio in netto contrasto con questa suo elevato senso dello status deontologico. Hannibal, invece, è un uomo dall’apparenza impeccabile; veste in modo accurato con abiti dal taglio sartoriale e molto british style, attento ai dettagli (come il Diavolo) e con capelli lisci che pettina con cura. Sembra perfetto, ma come sappiamo cela nell’anima la stessa oscurità degli inferi. Eppure, questi due uomini – il cane e il padrone/i due lupi – potrebbero vivere in osmosi, per sempre.

F. Finalmente un punto su cui discutere, uno su cui dissentiamo! Secondo me Will non veste "un po' da schifo" e neppure ha la tendenza a cadere nella sciatteria... il suo è uno stile voluto. E credimi, da persona riccia (e con i capelli della stessa identica lunghezza di quelli di Will, ovvero variabile a seconda della stagione da corto più corto e corto un pò lungo), Will è pettinato, meglio di così è difficile (anche se durante la serie lui ci riesce, tanto di cappello). Fin dalla prima puntata ho sempre visto Will come qualcuno che ha scelto di vestirsi in maniera comoda e che questa scelta riflettesse il fatto che quello che conta per lui è dentro, non fuori, e che il sentirsi in un comodo abbraccio di flanella abbia molto a che vedere con la sua solitudine piuttosto che con la sua "sciattezza". Per il resto Will è molto pulito (avere sette cani in casa e riuscire a tenerla ordinata in quel modo significa che è un po' un pulitore compulsivo, eh) e ci dimostra di essere perfettamente in grado di gestire un diverso guardaroba e di essere elegante in alcune puntate della seconda e in quasi tutta la terza stagione.
Hannibal e Will fanno molto contrasto esternamente, su questo hai pienamente ragione, ma credo che sia la manifestazione del fatto che vengano da due ambienti completamente diversi, quello povero e quello nobiliare, e che semplicemente... siano stati abituati così.

E.Riccia anche tu? Da anni dico che sulla testa ho un Mocio Vileda incasinato, invece dei normali capelli. Forse perché li ho parecchio lunghi, ma anche le rare volte che li ho avuti corti era un caos generalizzato. Insomma, su qualcosa siamo entrambe un po’ Will Graham. :)
L’abbigliamento di Will, a mio parere, è voluto da script. A parte l’evidente bellezza di Will/Hugh Dancy, per il resto è l’unico a non rientrare nei canoni dell’estetica della serie, ed è l’opposto di Hannibal. Deve esserlo. Quando sono l’uno accanto all’altro fanno un certo effetto perché è lampante la loro differenza, ma anche la loro vicinanza e uguaglianza non esteriore. Se da un punto di vista dell’abbigliamento sono su pianeti diversi, non lo sono da quello interiore. Entrambi hanno vite complicate ma ricche e oscure, deviate. Will la copre di flanella, Hannibal di abiti taylor made. Il loro essere diversamente identici li rende complementari in tutto. Will espone le sue fragilità ad Hannibal, Hannibal se ne appropria ma a sua volta si indebolisce e si arrende, letteralmente. Credo sia questo il fascino di Will: la sua empatia e la fragilità lo rendono forte, seduttivo, immenso, ma al contempo vulnerabile e con il fianco sempre scoperto. Lui ed Hannibal rappresentano l’esatta trasposizione di Eros e Thanatos, vita e morte, creazione e distruzione. Ammetto che mi piace molto questo dualismo, è come vedere una lotta costante ma che affascina e ipnotizza. Will, in fondo, non è solo un ottimo profiler ma un incredibile e sensibile scrutatore dell’anima, esattamente come Hannibal, solo che lo fanno da posizioni emotive differenti.

F. O che sono differenti almeno all'inizio della serie... lentamente ed inesorabilmente, le loro posizioni emotive virano sempre di più alla sovrapposizione, visto il modo in cui Will Graham riesce ad empatizzare con Hannibal, al punto che nella terza stagione ci regalano un dialogo bellissimo, quello all'interno degli Uffizi di Firenze, che è nella sua interezza chiarificatore riguardo al rapporto di Hannibal e Will, ma di cui vorrei riportare solo una parte:

Will Graham: You and I have begun to blur.
Dr. Hannibal Lecter: Isn't that how you found me?
Will Graham: Every crime of yours... feels like one I am guilty of. Not just Abigail's murder, every murder... stretching backward and forward in time.
Dr. Hannibal Lecter: Freeing yourself from me and... me freeing myself from you, they're the same.
Will Graham: We're conjoined. I'm curious whether either of us can survive separation.

F. a questo punto è chiaro: se abbiamo voluto parlare di Will, era necessario che coinvolgessimo anche Hannibal, visto che il primo ha iniziato a "sfumare" la propria essenza nel tentativo di ricalcare il secondo e persino Hannibal, nella sua "rigidità" caratteriale è in qualche modo cambiato per andare incontro a Will.

H. Sì, parlare di Will senza coinvolgere Hannibal in questa serie è un po’ difficile, anche perché la storia intera si basa sulla loro relazione, sulle trasformazioni a cui entrambi vanno incontro, per completarsi, nell’arco delle tre stagioni.
Tutti i personaggi che li circondano rappresentano un’altra dimensione, un po’ come lo sfondo di certi quadri popolati da molte figure ma con le maggiori in primo piano. Tra questi personaggi credo che il più importante per Will sia Abigail, vittima ma non troppo e degna “figlia” dei “padri” Will e Hannibal.
Will ha ucciso il padre di Abigail, il serial killer Garret Jacob Hobbs, definito “l’averla del Minnesota”, proprio per salvare Abigail e da lì in poi vivrà questo evento con un senso di colpa inaudito, che rischia di diventare un’ossessione soprattutto nei confronti di Abigail, di cui vorrebbe prendersi cura e sostituirsi così al padre. Ma fa un errore: si dimostra terrorizzato e distrutto dopo aver ucciso Hobbs e Hannibal (sempre lui, mio malgrado) lo nota ed inizia ad entrare nella sua mente e nella sua anima, privandolo di Abigail con un machiavellico piano. Per Will il senso di colpa si trasforma in affetto, presenza, vorrebbe essere nella vita di Abigail. Vorrebbe, ma Hannibal manipola e alla fine distrugge il suo sogno. Will, che desiderava avere accanto Abigail, sua “figlia” (le immagini oniriche di Will e la ragazza mentre pescano sembrano uscite da una favola e in effetti sono la “favola” di Will), si ritrova a parlare con il pallido fantasma della ragazza, il cui volto più adulto ci ricorda la vita e il tempo che Abigail non ha potuto avere. Al di là della struttura psicologica, credo che la relazione tra Will e Abigail sia quella rappresentata con più poesia, con l’emozione che lega un padre sensibile e intelligente ad una figlia ribelle e problematica. Da qui vorrei lanciare anche un altro argomento su Will, il suo legame con le donne della serie, a partire dal bellissimo personaggio di Beverly.

F. Ah, Will e le donne! Quale donna non vorrebbe avere un amico, o, perché no, se si è incline anche un fidanzato, come Will? Io certamente si. Sensibilissimo, rispettoso senza mai essere ossequioso, a suo modo, velatamente, cavalleresco.  E poi è uno che non ti fa storie se porti dentro cani randagi, che per me è un bonus gigantesco.
La relazione con Beverly mi interessa particolarmente, così tanto che sarà un punto chiave nel nostro fumetto Exoterism (dove Will è un licantropo e *spoilermanontroppo* Beverly è un gatto mannaro), allo scopo di approfondire la loro amicizia, che è bellissima da vedere on screen! Sono così sinceri e schietti l'uno con l'altra... fin troppo all'inizio, quando Beverly lo incontra per la prima volta e, dopo un breve scambio di battute riguardo al perché Will non sia un agente regolare, lei gli domanda a bruciapelo "Tu sei instabile?".
Quel "you unstable?" è stato un tormentone qui a casa nostra per un bel po'...
Beverly è esattamente il tipo di amica di cui Will aveva bisogno.

E. Will, manipolato da Hannibal e Jack, rifiutato da Alana e distante da Abigal,
può contare sull’amicizia di Beverly, donna intelligente e intuitiva. L’unica che crederà in Will quando sarà intrappolato e considerato un feroce assassino. Di tutte le donne presenti in Hannibal Beverly è la mia preferita proprio per queste sue caratteristiche di indipendenza, coraggio e capacità di connettersi con chi ha di fronte. E qui lo dico da grande fan del Dr. Lecter: l’ho odiato con tutte le mie forze per la terribile fine che ha imposto a Beverly. Ricordo l’espressione raggelata e malinconica di Will durante la scena della valutazione dell’omicidio di Bev (Mukozuke, S2ep.5).
La sua unica amica, la donna-alleata con cui poteva interagire senza sforzi né problemi di incomprensione psicologica (tipica di Will con tutto il resto del mondo), è morta, sezionata in più pezzi davanti a lui. Il ricordo di lei resta, in un breve frame il fantasma di Bev addirittura sembra confermargli che è proprio Hannibal il maledetto Squartatore di Chesapeake.

 Beverly: “You said you just interpret the evidence. So interpret the evidence.” 


Povero Will e le sue mille prove che lo fanno andare avanti di poco e poi retrocedere, come Sisifo. Ad ogni puntata mi chiedevo: “E questa volta cosa dovrà fare il povero Will?”, come se fosse una sfida costante. Ammetto che il suo personaggio scatena in me un notevole senso di protezione. In certi momenti avrei voluto difenderlo e gridargli di fare attenzione, per non vederlo conciato con una encefalite, solo, rinchiuso, sotto processo, braccato e manipolato. E la morte di Beverly per Will è il culmine, il punto di non ritorno in cui decide di uccidere Hannibal tramite l’infermiere Matthew Brown. Forse è l’unico momento dove Will agisce in modo disperato, molto umano, senza ponderare le conseguenze del suo gesto perché sa che non ha nulla da perdere. Ma deve vendicare Beverly, la sua morte atroce e la perdita dell’unica persona che poteva comprenderlo. Ho trovato quell’istante penoso, tutta la sofferenza e la rabbia di Will erano lì, in quel viso immobile e pietrificato. E sì, il loro legame inizia con il sorriso di Bev che chiede a Will: "Are you unstable?". Che grande donna, Beverly Katz.



F. È effettivamente un vero peccato che Beverly sia morta... se fosse stato un
romanzo, la durata così breve di un personaggio così positivo mi avrebbe dato fastidio, ma in una serie tv (tanto profondamente oscura, per giunta) era purtroppo prevedibile, tantopiù che la trama deve scorrere rapidamente e che tutti gli eventi devono essere particolarmente incisivi.
Al contrario di te, non ho odiato Hannibal per la fine di Beverly, per quanto amassi il personaggio. Dal suo punto di vista, oltre a difendersi, Hannibal ha voluto omaggiarla.
Certo, questo "omaggio" ha straziato gli amici di Beverly. Ha ferito profondamente Jack. Ma nelle intenzioni di Hannibal non era probabilmente un modo per prendersi gioco di lei, visto che il nostro Squartatore di Chesapeake da grande valore all'intelligenza e di certo Beverly Katz ne aveva abbastanza da scoprirlo... ma adesso sto divagando.
La vera domanda è: come ha fatto Will Graham a perdonarlo? Come ha fatto a perdonarlo per aver ucciso quella che era la sua migliore amica?
Francamente è una di quelle cose che ho sempre capito e giustificato poco. Will Graham, alla fine, sembra quasi dimenticarsi di quello che Hannibal ha fatto.
Forse, mi sono detta, ha pensato che Hannibal ha agito come un animale messo alle strette, quando Beverly Katz è entrata nel suo territorio, e ha difeso i propri interessi uccidendola... tuttavia, sebbene "giustificato" (e il numero di virgolette che ho utilizzato certo non bastano, considerando che si tratta di un omicidio abietto di una persona innocente e valida) l'assassinio di un'amica rimane sempre tale e al posto di Will mi sarei sicuramente vendicata.
Perché sembra dimenticarlo? Perché fa troppo male? Perché "ama troppo" Hannibal e gli perdona tutto? Non so se sarei molto contenta della seconda... sarebbe assolutamente inappropriata.
Eppure non riesco a capire.

E. Credo che Will, ad un certo punto, abbia “raggiunto” Hannibal. Nella terza stagione cerca le origini dell’uomo che lo ha quasi ucciso, vuole comprenderlo, e in quella stupenda scena girata nelle labirintiche catacombe della Cappella Palatina, immerso nella luce flebile, Will sussurra ad un poco distante Hannibal “I forgive you”. Durante la scena in cui Will e Hannibal cenano a casa Verger, presi in ostaggio, Will morde ferocemente Cordell su una guancia e appare un sorriso di approvazione da parte di Hannibal. Will non può non perdonare Hannibal, è suo alleato. Sono andati oltre l’amicizia (ma nota bene, non entriamo nella Hannigram zone), sono pericolosamente vicini, entrambi inclini al male. Will si fermerà, disgustato da tutto, e questa scelta rappresenta la fine della libertà di Hannibal, che si arrende a Jack e all’FBI.
Will può in questo modo proseguire la sua vita e nel tempo cerca a tutti i costi la normalità, sposando una donna dolce e comprensiva di nome Molly, che ha già un figlio suo. Per quanto siano state poche puntate, mi è piaciuto il rapporto di Will e Molly (e poi entrambi amano e salvano cani abbandonati). Lontani da tutto, in una casa immersa nel verde, accogliente, calda. Un nido a cui Will ambiva da molto tempo e una relazione capace di comprenderlo e accoglierlo. Molly è una donna simpatica e coraggiosa, in grado di alleviare il dolore e la sofferenza di Will. Certo, è molto ragazza della porta accanto, ma d’altronde lo è anche Will. E sì, hai ragione: chi non vorrebbe fidanzarsi con Will? In tutta onestà io me lo sposerei al volo. Però non fatemi incontrare Hannibal, potrei scappare con lui. :D

F. Da vera unpopular Fannibal quale sono, ho apprezzato di più la relazione fra Molly e Will che quella fra Will e Hannibal... un po' perché sono coccolosi (dawww), un po' perché Molly non ha mai cercato di ammazzare male Will... e SOPRATTUTTO perché entrambi amano i cani.
Will è pazzo, ma mica perché vede i wendigo, i ravenstag, i morti parlanti... no, è pazzo perché, comunque, lascia una vita perfetta (Una famiglia perfetta? I cani? La stramaledette pace dei sensi?! Rendiamoci conto!) per inseguire di nuovo la morte, per ritornare da Hannibal. Bada bene, però, che ho detto pazzo e non stupido! Ognuno di noi ha i suoi sogni, i suoi desideri, il suo becoming se mi permetti di usare il termine. Will aveva bisogno di sbocciare nel sangue, come una rosa nera su un campo di battaglia. Avrebbe potuto accontentarsi di una vita perfetta, avrebbe dovuto accontentarsi, ma ha deciso che non gli bastava. Il brivido del sangue era un richiamo troppo forte.
Ecco perché Will Graham è pazzo... ma questa è un po' una premessa dell'intera serie e senza questa follia che lo tende all'orribile, al sublime, tutta questa storia a cui tanto ci siamo appassionati non sarebbe esistita. Ecco perché, nonostante tutto, ho amato il finale della terza stagione e continuo ad amare il personaggio di Will Graham.

E. Will è irresistibile anche nei suoi limiti, nel porsi sempre in mezzo a qualsiasi tempesta con coraggio. Anche questo gli si deve rendere atto: non ha certo paura di buttarsi a capofitto nell’oscurità, anche quando è impaurito e terrorizzato, prosegue. Come diceva Neil Young in una sua vecchia canzone: “Meglio bruciarsi che spegnersi lentamente”, e ben si adatta alle cupe inclinazioni di Will. Anche a me piaceva la sua relazione con Molly – finalmente un po’ di pace e di sana normalità – ma sappiamo che resterà sempre il ragazzo “unstable”, rifiutato da una poco intuitiva Alana. Vorrei parlare proprio del rapporto tra loro, iniziato come una buona amicizia e terminato in distaccata gentilezza. Alana è certo intelligente, ma a mio parere all’inizio delle serie vede e interpreta i fatti in modo dogmatico, fermandosi ad un’analisi quasi didattica. In seguito come tutti sarà trasformata dagli avvenimenti causati da Hannibal ma si allontanerà da Will, che non ha mai compreso, proprio come non ha mai compreso Hannibal. Pur volendo bene a Will, arriverà il punto di rottura nell’assistere al gesto rabbioso dell’amico che, rinchiuso, tenta di far uccidere Hannibal. Se prima cercava di comprenderlo, di essergli amica, l’azione brutale spezzerà l’incantesimo tra loro che lo stesso Will aveva cercato di creare. Sappiamo che la serie è una giostra tra avvenimenti, sensazioni e intuizioni che cambiano in modo repentino e quasi destabilizzante, e proprio su questo elemento alcuni personaggi ruotano più di altri, come nel caso di Alana.
Ricordo che mi chiedevo: “Potrà amare Will?” e l’episodio successivo era tra le braccia di Hannibal. Ma d’altronde in Hannibal va così, ogni personaggio sembra trovare sicurezza nella follia e distanziarsi da tutto ciò che non è psicotico.
Alana Bloom: «Penso che Hannibal non sia un bene per te e che la vostra amicizia sia distruttiva».
Will Graham: «Ma Hannibal va bene per te».

Ammetto che un po’ mi è dispiaciuto non assistere ad una vera e propria relazione tra Will e Alana. Mi domando cosa sarebbe accaduto se Alana fosse stata meno ingenua e più accorta, più vicina a Will, se lo avesse sostenuto con più forza, magari ostacolando Hannibal. Rimane in me l’immagine stupenda da Kaiseki: Will sotto ipnosi per volere di Alana, si immerge nella sua figura divenuta oscura come un mistero che non si riesce a svelare.


F. Anche a me è dispiaciuto non vedere una vera relazione tra Will e Alana... ma sarebbe stata probabilmente una cosa tenera, dolce, quasi "normale" e si sa che questo show non ha spazio per cose del genere. La storia che ci viene raccontata rasenta l'horror psicologico... no, in effetti è vero e proprio horror psicologico. Non c'è tempo per i buoni, non c'è tempo per un amore dolce e calmo: bisogna sbrigarsi e correre correre correre verso un altro orrore! Se ci pensi bene, è quello che Will fa, soprattutto nella prima e nella seconda stagione: correre da un orrore all'altro, soffrendone, ma come se non potesse farne a meno.
Il rapporto che ha Will con l'orrido è controverso, come minimo. Il sangue e la sofferenza lo colpiscono, lo divorano, lo affascinano e lo spaventano... un po' come fanno con la maggioranza di noi, ma con la differenza che quasi nessuno di noi deve avere a che fare con così tanti crimini e con così tanta morte durante la propria via.

E. Ed è questo che fa di lui il miglior profiler dell’FBI, l’uomo che riesce a risolvere casi estremi, complessi e complicati e che sa empatizzare con i serial killer. Così tanto da finire nella rete di Hannibal – il serial killer estremo, complesso e complicato. La prima volta che ho visto questa serie sono rimasta affascinata dallo schema di Will, il suo “This is my design” era la prova di un totale coinvolgimento, di un’empatia tanto potente quanto devastante. Me ne sono innamorata. Per me Will rappresenta la lotta che da sempre coinvolge il genere umano: cercare la grandezza, la gentilezza e la bontà, e al contempo possedere un’anima oscura, a volte unica e distinta dalle altre, che conduce vero l’inevitabile sofferenza di chi si concede al Male.
Will non può nulla: non si difende dalle pressioni di Jack, non riesce a salvare Abigail, non sa farsi amare da Alana, non riesce a sfuggire ad Hannibal, non vivrà con Molly e il di lei figlio. Eppure ha una sua grandezza, è un uomo destinato all’oscurità ma sa riempirla di luce. Per me c’è una sorta di purezza in Will, come se il suo entrare da un orrore all’altro, come tu dicevi, fosse il desiderio di lottare e dare una forma, un senso e un nome al dolore stesso. La sua paura è quella di chi ha un cuore buono e generoso, la sua solitudine quella di chi non percorre le strade emotive più facili, la sua sofferenza quella di chi lotta tra Bene e Male.

Will: I am alone in that darkness. 
Hannibal: You're not alone, Will. I'm standing right beside you.

http://fav.me/d6ffifi F. Will è così profondamente umano da sembrare una rappresentazione stessa dell'umanità, che pendola (che sia per quello che le sue ricostruzioni mentali iniziano con il movimento di un pendolo luminoso?) da un lato all'altro, dal male al bene. Non gli piace essere psicanalizzato, ma alla fine ci stiamo cascando anche noi, lo stiamo psicanalizzando, anzi, stiamo cercando di comprendere l'essenza stessa della sua natura. Ma non è colpa nostra, non è così? Non è colpa nostra se la sua complessità suscita tanta meraviglia, stuzzica tanta bellezza. Artisti di tutto il fandom hanno cercato di dare rappresentazionigrafiche alla sua mente, alcuni con risultati veramente strabilianti (ora come ora, su due piedi, mi viene in mente il bellissimo Take retreat in the safety of your mind di nowwheresmynut), dimostrandoci che un personaggio così complesso si fa notare per molto altro che non sia solo il suo grazioso faccino, ma che affascini la gente per quello che ha dentro, per la sua lotta continua che ispira empatia e simpatia e che ci rende partecipi di una battaglia epica che ha luogo dentro una persona sola, un incendio dentro un cervello.
Il suo appeal è nel combattimento, uno grandioso, ma che in piccolo quasi tutti noi viviamo ogni giorno e questo lo rende praticamente unico nel panorama televisivo moderno, dove l'eroe maschile è fatto per l'adrenalina e per lo stoicismo. Ci vuole più coraggio a battersi con sé stessi e con la propria percezione del mondo che per dare un pugno sul grugno al cattivo di turno... e, per inciso, Will Graham riesce a fare benissimo entrambe le cose. 




 E voi? Che cosa ne pensate? Diteci la vostra su Will Graham!